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domenica 30 gennaio 2011

Il sesso come ricatto?

Perché un politico, un uomo che gestisce la cosa pubblica, quindi anche le vite degli altri, dovrebbere avere - a tutti i livelli - una vita morale più irreprensibile delle persone che governa?

Ma chiaramente per mantenere una certa libertà di giudizio e quindi prendere decisioni sulla vita pubblica e nell'interesse generale dello stato e di chi fa lo stato - cioè i cittadini - senza tanti condizionamenti.

Un uomo politico la cui attività potrebbe essere soggetta a ricatti di terzi perchè ha scheletri nell'armadio sarà difficile che la eserciti liberamente. Non può quindi essere un politico - o pretendere di fare il politico - perché la politica è l'arte del fare e del decidere nell'interesse generale e nella massima libertà dai condizionamenti di qualunque tipo.

E' vero che il politico - come dice Fromm - deve mediare fra l'interesse generale e il suo interesse personale - specie in una democrazia rappresentativa - ma proprio per questo deve avere un alto senso etico e dello stato.
Sempre fermo restando che i cittadini dovrebbero dotarsi di strumenti di controllo maggiori, più efficaci e continui nel tempo verso i propri rappresentanti politici, di quanti non ne abbiano ora con il voto.

Come in tutte le cose dovrebbe esserci un giusto mezzo: quando il sesso, il gioco, il tabacco, l'alcool, il mangiare, diventano eccessivi, condizionano pesantemente tutti gli aspetti della vita delle persone.

Potremmo appunto rischiare - per rimanere nella sfera della politica - che a prendere decisioni nell'interesse del paese non sia il politico che è stato eletto con il voto ma la sua congrega di concubine magari con l'arma del ricatto.

Ci sono nazioni che non meritano questo.

Egitto e medio oriente: cosa succede?

Scontri popolari in Egitto con tanto sangue e tanti morti. Come ce ne erano stati prima a Tunisi e ad Algeri.

L'Egitto è una grande nazione africana, la più importante nella storia africana. Ma è retta da una dittatura, appoggiata più o meno velatamente da tutto il mondo occidentale.
Sembra però che il tempo delle dittature nel medio-oriente - e forse in tutto il mondo arabo - stia per finire.

Una classe media sta prendendo coscienza della propria forza: impiegati, proletari, operai, donne, agricoltori, imprenditori e professionisti cercano di liberarsi dalle pastoie di rapporti di produzione economici e modelli culturali che ormai li asfissiano.
Questa classe media è da tantissimi anni che cerca di far sentire il proprio peso nelle società islamiche e le sue rivendicazioni diventano ogni giorno più forti, decise e precise.

Forse una delle ragioni dell'integralismo islamico e del terrorismo ad esso in parte collegato è ed è stata proprio nel cercare di deviare il malcontento che queste classi emergenti avevano ed hanno nei confronti dei gruppi di potere a capo dei paesi arabi, verso una sterile ed inutile contrapposizione al mondo occidentale.

Questo disegno - il vasto disegno dell'integralismo e del terrorismo islamico - potrebbe essere stato messo in campo proprio dai gruppi di potere islamici che comandano nei vari paesi, dalla Libia all'Egitto, da Tunisi a Damasco. Ma si è rivelato fallimentare perché intanto i rapporti economici sono potenti e determinano la vita - e la lotta per la vita - delle persone - e i loro cambiamenti non si possono arrestare! - e poi perché gli occidentali hanno avuto la meglio militarmente sulle nazioni che più avevano dato appoggio - per varie ragioni intrinseche - al terrorismo militare islamico.

I combattenti per la libertà e per la democrazia che stanno lottando in questi giorni nelle strade dei vari paesi arabi sono da ammirare, da difendere, da appoggiare e rappresentano la vera forza delle nazioni arabe: quella che prima o poi le porterà ad una democrazia compiuta.