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martedì 8 novembre 2011

La cultura dell'incuria

Cinque terre, Genova: 2 alluvioni che potevano fare meno vittime, forse nessuna. E meno danni. Roma, un alluvione che poteva non mettere in ginocchio la città e non uccidere un padre di famiglia. Milano: la morte di un bambino in bicicletta che doveva essere evitata. Pozzuoli, un albero che uccide e che poteva essere tagliato prima.

Questi casi sparsi in tutto il territorio nazionale testimoniano la cultura dell'incuria generalizzata sia a livello di territori sia di amministrazione politica di qualsiasi colore. E testimoniano che questa incuria è uno dei mali che da decenni affliggono la società italiana.

A Milano c'è Pisapia, uomo di sinistra. Che però chiude (e chi se no) un occhio sulla sosta selvaggia nelle strade del capoluogo lombardo.

Roma, Alemanno. Destra. Dopo l'estate i tombini e le aperture fognarie si puliscono. Ma questo sembra che a Roma non sia stato fatto da tanto tempo.

Genova, Vincenzi. Un sindaco chiacchierato e di vecchia appartenenza alla sinistra italiana. Torrenti nella città, cementificati, frane che non vengono puntellate o messe in sicurezza. Alvei di torrenti che si intubati sotto la città e che non vengono puliti.

Le Cinque Terre. Il governatore Burlando è chiamato in causa da vari cittadini come colui che chiude un occhio sulla cementificazione delle spiagge e dei torrenti... porticcioli ed alvei uniti in tragico connubio.

In un territorio difficile come il nostro, quasi tutte montagne, tutto ciò è un invito ad un macabro banchetto dove le portate sono gli uomini, le donne, i bambini, vittime dell'incuria.

La generalizzazione dei comportamenti "maligni" mette paura e allarma sulla buonafede e la capacità di servizio dei nostri politici ed amministratori.

Eppure basterebbe poco: un po' di onestà ed amore per i cittadini e per i propri territori. Non ci vuole molto, solo un po' di coerenza con quello che si dice di essere.

Chi crede nei valori della solidarietà, dell'amore, del rispetto, dell'onestà, nello stato formato da cittadini e al servizio dei cittadini, nei valori della Democrazia Diretta deve esprimerli, deve intervenire, fare la sua parte per poter vivere in un mondo che già da domani potrebbe essere migliore. Bisogna rovesciare la prospettiva attraverso cui si guarda il mondo. AgoraDiAtene è pronta!

giovedì 29 settembre 2011

25 anni di pensione

Ma perché l'innalzamento dell'età pensionabile è diventato un dogma? Ma dove è scritto che dobbiamo sempre peggiorare anziché migliorare?

Sinistra e destra tutte e due apparentate per richiedere sacrifici ai lavoratori.

Che i capitalisti ed i padroni rinuncino all'1% o al 2% dei loro profitti e li mettano nel paniere pensionistico. Ecco lì che tutti i lavoratori potrebbero andare in pensione dopo 25 anni anziché dopo 50 come si ventila ora da sinistra e da destra.

Questa è la proposta di agorapolitica ai lavoratori: pensione dopo 25 anni!

Basta dogmi e sacrifici!

Pensione dopo 25 anni, da diminuire ancora durante il secolo. Giornata lavorativa di 4 ore per tutti. Salari commisurati al lavoro (e non lavoro sottopagato). Democrazia diretta con voto digitale per tutti i cittadini! Mix istituzionale di democrazia rappresentativa e diretta con bilancia che deve mano mano pendere verso quest'ultima!

Queste sono le nostre semplici proposte.

giovedì 8 settembre 2011

L'8 Settembre

L’8 Settembra fu una data triste per l’Italia… coloro che avevano rovinato allora il paese fuggirono tutti come codardi e lasciarono al popolo italiano un’eredità di dolore e sofferenza ancora maggiore… falsi ed ambigui fino nel fondo del midollo, uomini senza onore, codardi macchiati dalla storia lasciarono i propri soldati che avevano prima ingannato col fascismo, ad essere fucilati dai bastardi nazisti… Cefalonia su tutto mi viene alla mente… e i civili alla mercè dei bombardamenti alleati ed alle rappresaglie nazi-fasciste…

La nostra Italia è ancora figlia di quei tempi: vi sono classi in Italia a cui la lezione della storia è indifferente. E che ripete nei comportamenti e nella vigliaccheria i gesti di quella classe dirigente affine che mise in ginocchio – allora come ora – l’Italia!

Manovra di risanamento?

In pratica al di là di aggiustamenti sulle strutture statali si colpiscono sempre le fasce più deboli.
La manovra risanerà, è possibile… ma l’onere del risanamento viene messo tutto sulle spalle degli Atlanti più deboli: le lavoratrici e i lavoratori dipendenti, i precari ed i pensionati, i bisognosi di assistenza sociale.
Non una misura seria contro chi per settanta anni ha evaso il 50% dell’intero gettito fiscale italiano, affamando il paese e riducendolo al rango di potenza di quarto grado, incapace di stabilire (concertandola con altri paesi, ci mancherebbe) l’agenda europea mentre avrebbe potuto farlo.
Chi fra i lavoratori e le classi deboli, scelleratamente, contro i propri, e delle proprie famiglie, interessi, ha votato questo governo di estrema destra liberista di derivazione craxiana, rifletta su ciò che sta vedendo in questi giorni e si auguri che questa crisi passi senza fare ulteriori danni…
E il popolo della sinistra si svegli e cacci i corrotti ed i furbetti dalle proprie aree di rappresentanza… diffidi e non segua più i cattivi maestri…

martedì 6 settembre 2011

L'articolo 8 non è un puntiglio ideologico

L'articolo 8 è il tentativo preventivo di far pendere la bilancia della crisi a favore degli imprenditori, soprattutto medi e piccoli, nei confronti del lavoro dipendente.

Se la crisi si fa ancora più dura bisogna avere le spalle coperte: questo chiedono i padroncetti e i padroncini leghisti e non.

E questo sta cercando di dargli il governo che ne è espressione e che purtroppo è stato votato scelleratamente da tante aree del lavoro dipendente.

Quindi libertà di licenziamento e diminuzione delle ore lavorative e della produzione vista come misura preventiva da usare nel caso di indurimento della crisi per assicurarsi sempre la solita buona dose di profitto.

Per carità gli imprenditori difendono i loro interessi. Sono i lavoratori dipendenti che devono ancora purtroppo imparare a difendere i loro. Non dando ad esempio i voti ad un governo di estrema destra liberista come quello berlusconiano.

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lunedì 5 settembre 2011

La speculazione finanziaria selvaggia e la crisi del sistema capitalistico.

La speculazione finanziaria selvaggia, vera spinta disgregatrice e centrifuga, testimonia la profondità della crisi del sistema capitalistico.

Ecco, Agorà vede negli attacchi speculativi che si rafforzano e moltiplicano verso tutte le nazioni del mondo un po' ciò che le invasioni barbariche furono per l'antico impero romano: i segnali della dissoluzione. Attacchi dissennati su tutti i confini dell'impero che minano il cuore del sistema, sempre più spavaldi e numerosi perché ne avvertono l'intima debolezza, non più controllabili da un centro forte in grado di riassorbirli e metabolizzarli.
E' questo quello che ci attende?

Le contraddizioni, per dirla alla Marx, del sistema capitalistico stanno venendo al pettine? Se questo sistema è basato sulla produzione e poi sul consumo, se tutti i paesi producono, ci saranno sufficienti consumatori? E se non ci sono? Fallimenti, implosione del sistema, guerre, manifesta inadeguatezza del capitalismo?

Il capitale ha sempre bisogno di nuovi mercati, ricordiamo l'età imperialista. In un pianeta in cui la produzione tutto sommato è omogenea dove si trovano nuovi mercati?

Il sistema capitalistico così come in due secoli ha portato avanti l'umanità a ritmi assai più elevati dei millenni precedenti messi insieme, così potrebbe aver abbreviato i suoi tempi di vita, contraendoli per effetto della tecnologia, delle scoperte scientifiche e del suo peculiare approccio al mondo.

La speculazione, che sembra rappresentare un virus del sistema, potrebbe essere il primo segnale del prossimo collasso del sistema "immunitario" capitalistico.

Che mondo ci apre il collasso del sistema capitalistico, non è dato ora saperlo. Ma possiamo cercare di affrontare la crisi con la maturità del pensiero, della tecnologia, dell'esperienza finora accumulata. Elaborare un sistema del tutto nuovo sapendo cogliere le dinamiche che si stanno sviluppando e si svilupperanno nel tempo.

E comunque se la crisi dovesse rientrare su quali basi potrà farlo? Dovrebbe farlo su basi fondate sull'equità, sulla redistribuzione delle risorse, sulla giustizia sociale, sullo sviluppo ecologicamente sostenibile. Ad Agorà sembra l'unico modo possibile e spera che siano in tanti a condividerlo.

venerdì 2 settembre 2011

mercoledì 31 agosto 2011

Controllare la finanza

Agorà politica auspica:

Il controllo e la tassazione dei flussi finanziari a livello geoglobale;
La creazione di agenzie pubbliche di Rating;
Bloccare l'uso di strumenti finanziari altamente speculativi;
Eliminare i paradisi fiscali o ridurne gli effetti con opportune scelte economiche.

sabato 27 agosto 2011

L'Agora telematica, la democrazia diretta per mezzo del computer

Così come nell'Agorà - la piazza - dell'Atene di Pericle chi ne aveva diritto esercitava la democrazia diretta, così anche noi uomini del XXI° secolo possiamo esercitarla nell'Agorà telematica che la tecnologia informatica ed "internettiana" mette a nostra disposizione!

Il problema per l'esercizio della democrazia diretta era come radunare in un luogo fisico, una piazza ad esempio, milioni di persone, come contare il loro voto tramite alzata di mano. Fino a 30 anni fa ciò era impossibile.

Ora no, ora la piazza è telematica!!!

Come si spostano miliardi di soldi in pochi secondi per speculare, così in qualche secondo possiamo votare e conteggiare i voti degli aventi diritto su temi più e meno importanti: abbiamo la piazza telematica, la piazza web, la piazza online ed in rete!!!
Ora possiamo riunire in questa piazza virtuale milioni, miliardi di persone, tutte quelle che hanno diritto al voto e che hanno intenzione di votare!
È un incentivo, inoltre, all'informazione e all'assunzione di responsabilità e competenze di tutti quelli che hanno intenzione di dire la loro sulle cose pubbliche al di là di ogni rappresentanza.

È il sogno della democrazia diretta - desiderato, inseguito e teorizzato da tanti nostri grandi politici e pensatori nel corso di 2.500 anni - che si fa realtà!

The times are changing per dirla alla Bob Dylan!

Cosa serve? Servono pochissimi strumenti: un codice del tipo o-key come quelli della banca online, il proprio codice fiscale o altro codice e, per mantenere segreto il voto, un software che dopo il login di un qualsiasi votante lo nasconda/lo mescoli/qualsiasi altra cosa si voglia (lasciamo i dettagli ai tecnici) per non farlo rilevare dagli interessati a sapere l'identità del votante. Anche un ufficetto apposito, del tipo piccolo ufficio delle poste, in ogni quartiere della città andrebbe bene, una specie di seggio elettorale permanente che costerebbe a noi cittadini, lo Stato, assai poco.

E il gioco è fatto!

Vogliamo aumentare le tasse ai ceti ricchi anziché rivalerci sulle pensioni dei ceti medio-bassi? Chiediamo a tutti gli aventi diritto al voto!
Non decidano solo i 1.000 o i 350 o i 620 parlamentari.
Tramite la telematica possono decidere tutti gli aventi diritto al voto... possiamo decidere noi tutti ed in pochissimi minuti, quasi in tempo reale e con pochissimi costi!

Attenzione, non è la fine della democrazia rappresentativa! È solo l'inizio della convivenza fra questa e la democrazia diretta dove il piatto della bilancia con l'andar del tempo penderà maggiormente verso quest'ultima. È l'avverarsi dei sogni di Pericle, dei Keynes, dei Wilson, Roosevelt, dei Berlinguer, dei Moro, dei Mitterand, dei veri democratici, insomma...

Elementi della democrazia rappresentativa servono! Ad esempio per stabilire l'agenda, od in seguito semplicemente per organizzarla. Servono il governo della cosa pubblica, i meccanismi istituzionali e legislativi, la gestione della pubblica amministrazione, ma il voto non deve per forza essere rappresentativo. Deve invece, poiché ve ne sono - ora! - le condizioni e le possibilità, essere diretto e partecipativo. E consapevole, oltre ad essere volontario e competente!

Le strade per arrivare alla democrazia diretta possono essere, anzi saranno assolutamente poco lineari e non conseguenti, varieranno da paese a paese e da popolo a popolo, come tutti i processi storici ma di fatto ora, in questo momento, la cosa è assolutamente realizzabile ed il processo sta già partendo!

Gli elettori inizialmente potrebbero essere chiamati a votare su questioni importanti e piano piano, acquisendo consapevolezza e conoscenza unita alla padronanza e alla competenza dei temi e dei mezzi, essere chiamati ad esprimere pareri su argomenti più delicati e complessi, un po' come fa la CGIL quando mette a referendum da parte dei suoi iscritti gli accordi contrattati con gli industriali!

Un partito dovrebbe porsi questo obietttivo nel suo programma, perché è fattibile ed assai democratico e può rappresentare un importante passo, non l'unico, verso la vera Democrazia.

mercoledì 24 agosto 2011

IL PD, BERSANI E LA LOTTA ALL'EVASIONE

Per quanto riguarda Bersani e le sue proposte di lotta all'evasione bisogna che il PD sia chiaro: non si può fare la lotta all'evasione contro il lavoratore precario costretto a crearsi una partita IVA perché è l'unico modo per lavorare - e per di più saltuariamente - e una volta può anche non versarla allo Stato perché non ce la fa quel mese con lo stipendio, ripromettendosi di farlo in seguito in tempi migliori.

La vera lotta all'evasione si fa contro i commercianti, i professionisti, gli artigiani e le piccole e medie imprese che evadono le tasse in modo veramente inaccettabile. E non se abbiano a male quelli che fra costoro sono onesti e versano tutte le loro tasse - sono pochissimi ma ci sono!

E si fa anche contro le grandi imprese che comunque sono più legate al versamento delle tasse a causa della loro dimensione.
La lotta all'evasione si fa inoltre contro le Coop, rosse, gialle, bianche o verdi che siano, si fa contro le rendite finanziarie, i movimenti di capitale e i guadagni finanziari.

IVA, una proposta di incremento

Nell'ambito della manovra anti-crisi Agorapolitica propone misure di revisione dell'IVA. Eccola:

Sui generi alimentari l'IVA rimane invariata.
Sugli altri generi di consumo l'IVA dovrà aumentare dell'1%.
Sui generi di lusso, tanto per intenderci gioielli, auto con cilindrate superiori ai 1800, case di prestigio, natanti e barche varie, l'IVA dovrà essere portata subito al 25%.
Sempre su questi generi di lusso l'IVA aumenterà annualmente di un punto perrcentuale fino ad arrivare al 30% dove si fermerà. Quindi gli aumenti annuali saranno quelli del seguente specchietto:
Anno 2012 - IVA 25%
Anno 2013 - IVA 26%
Anno 2014 - IVA 27%
Anno 2015 - IVA 28%
Anno 2016 - IVA 29%
Anno 2017 - IVA 30%

Questa ci sembra una seria misura che può permettere allo Stato di trarre a sé risorse da coloro che evadono di più le tasse e che comunque continuano a consumare perché in definitiva "se lo possono permettere" essendo poco toccati dalla crisi economico finanziaria di questo decennio.
E spalma, aumentandola dell'1%, la tassazione un pò su tutti, perché tutti devono farsi carico della crisi.
E lascia inalterata l'IVA sui generi alimentari, assolutamente fondamentali per la vita di noi tutti.

lunedì 11 aprile 2011

Uscire dalla UE... cosa può significare?

Perché Berlusconi e Lega vogliono uscire dalla UE? Molto probabilmente desiderano uscire dalla UE perché vogliono fare "quello che gli pare" in Italia.
Berlusconi insegue antistoricamente (ma sappiamo quanto possano fare male prassi antistoriche) i suoi deliri di potenza e la Lega i suoi eserciti regionali. Entrambi per il proprio tornaconto vogliono lo sfascio dell'Italia, la sua ingovernabilità. Che poi è quello a cui hanno mirato in tutti questi anni.
Ed "usano" la questione "profughi" in chiave antieuropea.

domenica 13 marzo 2011

Agorà

Cito da un articolo del Messaggero su la "piazza telematica".

Ecco:"C’è un mondo nuovo nel quale, e con il quale, dobbiamo imparare a convivere. Ci sono stati i secoli dell’agorà, la piazza reale dell’antica Grecia e dei tempi successivi; c’è stata la piazza che ascoltava soltanto, quella della radio, splendidamente raccontata ne “Il discorso del re”; c’è stata la piazza televisiva. E’ il tempo della piazza telematica, quella del mondo globale: l’onda verde dei ragazzi del Maghreb travolge regimi d’argilla che sembravano incrollabili e finisce non solo sui piccoli schermi dell’“elettrodomestico”, ma su tutti gli "i-qualcosa" del mondo, su tantissimi telefonini compagni di vita, nelle menti e nei cuori di ciascuno.

L’onda marrone dello tsunami travolge il Giappone del nord e la comunicazione di tutto il mondo: assistiamo in diretta a quel che sta succedendo dall’altra parte della terra, dove è notte quando da noi è giorno. I social network fanno il resto: trasmettono notizie e paure, aiutano e spaventano contemporaneamente.

Se solo pensiamo allo tsunami del 2004 e lo mettiamo a confronto con quello al quale abbiamo appena assistito, se ricordiamo come abbiamo vissuto quello dal punto di vista delle immagini e delle informazioni che pure ci raggiungevano e come abbiamo vissuto questo del 2011, possiamo ben comprendere come in pochi anni “niente sia più come prima”.

Vivere, ragionare, governare secondo i canoni di ieri non è più possibile: le ragazze e i ragazzi lo sanno meglio di tutti. Se vengono tagliati fuori loro, viene tagliato fuori il mondo stesso."


Ecco di nuovo: il richiamo all'Agorà, la piazza greca così importante per la Democrazia, che si allarga comunque come concetto fino a comprendere il mondo nel suo insieme attraverso la fitta rete delle comunicazioni e delle relazioni digitali... non meno reale... superiore a qualsiasi supposizione o aspettativa di Negroponte, una rivoluzione pari a quella industriale che le fa da sfondo...

venerdì 25 febbraio 2011

Gheddafi e Tripoli

Mi preoccupa molto la rilettura dello storico Hobsbawm sulla tenuta delle città e delle capitali da parte dei governi attaccati da nemici esterni o interni.

Lo storico fa l'esempio del governo afgano e di Saddam nella prima guerra del golfo. Questi tennero le capitali e avendone il controllo riuscirono a mantenere il comando del paese. Secondo Hobsbawm il punto centrale è riuscire a tenere le città.

Questo mi preoccupa perché se Gheddafi riuscisse a tenere Tripoli sarebbe difficile per gli insorti della libertà stabilire un pieno controllo sul paese.

Spero solo che il dittatore libico non riesca nel suo intento e la Democrazia possa trionfare in Libia.

Vorrei inoltre riportare alcuni testi tratti dal libro del nostro storico "Il secolo breve, 1914-1991". Questi testi fanno capire come la sorpresa per gli avvenimenti nel nord dell'Africa sia o malafede o incapacità perché agli occhi degli storici erano già possibili o misurabili ed ipotizzabili una ventina di anni fa.

"... Tuttavia era chiaro che qualcosa stava fermentando nelle città del Terzo Mondo al di sotto del livello della coscienza delle élite..."

Ed ancora: "... con l'ingresso nel mondo moderno di larghi strati della popolazione, o almeno dei giovani e delle masse urbane, veniva messo in discussione il monopolio del potere da parte delle piccole élite occidentalizzate, che avevano plasmato i primi decenni della storia post-coloniale... nei paesi islamici occidentali divenne potente ed esplosivo il conflitto fra i vecchi leader laici e la nuova democrazia di massa islamica...".

A questo punto, visto che queste sono cose scritte 20 anni fa, è possibile anche ipotizzare l'uso strumentale - da parte delle ristrette élite di potere di quei paesi - dell'integralismo islamico con annesso l'uso del terrorismo che non faceva altro che incanalare il malcontento giovanile anelante alla Democrazia verso l'esterno anziché verso l'interno. Ipotizzare, perché occorrerebbe compiere studi storici approfonditi su questa ipotesi. Resta il datto di fatto che già nel 1990 i giovani e le masse urbanizzate dei paesi medio-orientali chiedevano Democrazia!

Ritornando al discorso delle città e di come queste, specie le capitali, siano diventate il cuore del potere di una nazione, citiamo sempre il libro "Il secolo breve": "Nell'ultimo scorcio del XX° secolo, a parte poche regioni arretrate, la rivoluzione (o la rivolta - NdA) è venuta, ancora una volta, dalle città, perfino nel terzo mondo. Non poteva non essere così, visto che la maggioranza degli abitanti di qualunque grande stato vive in città e perché la grande città, sede del potere, poteva difendersi e sopravvivere contro l'attacco delle campagne, grazie tra l'altro alla tecnologia moderna, fintanto che l'autorità non perdeva il consenso della popolazione urbana. La guerra in Afghanistan (1979-88) dimostrò che un regime con la propria base nella città capitale ha potuto resistere persino dopo la ritirata dell'esercito straniero che l'aveva sostenuto, in un paese in preda alla guerriglia e brulicante di movimenti insurrezionali nelle campagne, appoggiati, equipaggiati e finanziati con armamenti sofisticati da parte di potenze straniere....resistendo finché un settore dell'esercito di militari di professione non decise di schierarsi dall'altra parte."

martedì 22 febbraio 2011

Spunti di riflessione sulla rivolta nel mondo arabo

Alcuni temi su cui ragionare e che sicuramente hanno avuto effetto sul mondo arabo per questa ondata di rivolte senza precedenti:

  • massiccia urbanizzazione dalla seconda meta del secolo scorso;
  • esplosione demografica unita anche all’abbassamento del livello di mortalità;
  • crollo del comunismo e conseguente rivelazione di tutta la forza e le possibilità delle idee democratiche sconosciute ai popoli del XX secolo;
  • abbandono dei residui delle divisioni della guerra fredda;
  • fallimento dell’estremismo integralista islamico;
  • conseguente riflessione sulle vere cause dei conflitti e dei malesseri interni;
  • crescita e sviluppo di una classe borghese, piccolo-borghese e proletaria cosciente dei propri diritti e libertà (vedi il massacro degli avvocati libici a Bengasi). 

Questa è una svolta di tipo epocale paragonabile al 1989 europeo o meglio al 1848 europeo quando tutte le nascenti borghesie si rivoltarono contro gli alfieri della Restaurazione

Dopo questa rivolta niente sarà mai come prima nel mondo arabo e forse nel mondo occidentale.Ed ancora, questa rivolta dimostra come siano avanzate dal punto di vista sociale-economico-politico le popolazioni medio-orientali rispetto a ciò che ne pensavano tanti europei stupiti dal suo scoppio.
Paradigmatico di questo è lo slogan principe, a mio avviso, della rivolta: Liberate la Libertà!

Liberate chi è già libero perché cosciente del proprio ruolo sociale, economico, politico, culturale.
Come tanti europei possano essere stati sorpresi da questo movimento testimonia del disinteresse e della stolidità unita a indifferenza di tanta classe politica europea e statunitense nei confronti di "mondi" antichi con grandissima cultura millenaria alle spalle.

domenica 20 febbraio 2011

ONORE AL MONDO ARABO

Ho letto che siamo all'89 arabo. Per me questo è riduttivo. In realtà siamo di fronte ad un 1848 arabo. Cioè ad una "rivoluzione" borghese appoggiata da masse piccolo-borghesi di lavoratori coscienti della loro oppressione e dei loro diritti che sono rivendicati a qualsiasi costo!

Liberate la libertà, questo il bellissimo slogan di questa "rivoluzione". Liberate chi è già libero! Libero perché cosciente del proprio posto nel mondo e della propria forza.

Dovremmo parlare di questo, in Italia, di come aiutare concretamente il mondo arabo in lotta per la libertà ed i valori democratici.

Finalmente, un popolo che vuole tornare nella storia, una cultura come quella araba che vuole tornare a dire la sua nel divenire storico, il suo sacrificio deve commuoverci e muoverci tutti verso un aiuto concreto a questi lottatori per la libertà!

Cambieranno molti rapporti di forza in occidente se, come prima o poi succederà, i valori democratici trionferanno anche nel mondo arabo. Saremo posti di fronte in modo più stringente a problemi che per questo ci appariranno in una luce del tutto nuova - ad esempio quello energetico, per le note dipendenze da questi mondi che abbiamo noi occidentali - e che starà a noi risolvere. Quindi dovremo metterci in gioco. Dovremo muoverci per risolvere! Finalmente!!! L'immobilismo, anche da noi, fa il gioco dei dittatorucoli e dei banditi.

L'occidente, che finora ha appoggiato per proprio tornaconto personale, e per ottenere a basso costo energia, materie prime e lavoro, i vari dittatori (questi si seri) dei paesi arabi, dovrà rivedere tante sue scelte e dovrà esprimere una democrazia più ecumenica che non si fermi al limite delle sue acque doganali.

domenica 13 febbraio 2011

Un altro problema del lavoro

L'altro problema è che al lavoro... non c'è lavoro! Sembra una contraddizione ma, ad esempio, nel lavoro impiegatizio o comunque "nell'indotto" di questo tipo di lavoro, informatica, assistenza, gestione etc., passano giorni, settimane, mesi, senza nessuno o pochissimi compiti da svolgere. Cioè il lavoro effettivo è ridotto magari a 20 minuti giornalieri su 8 ore lavorative!!! Risultato: una noia mortale che sfianca i lavoratori e li tiene come in prigione... ritmi da prigione quindi, altro che lavoro.

Questo tipo di situazione riguarda molti più lavoratori e settori di lavoro di quanto si creda (o si sappia), specie quelli gestionale-amministrativi-informatici, quindi aree vaste ed importanti nell'attuale mondo lavorativo.

mercoledì 2 febbraio 2011

Il problema lavoro in Italia

Ci sono tre problemi sul lavoro in Italia.

Il primo è la troppa disoccupazione quindi la scarsità di lavoro. Quando il 29% dei giovani non è occupato la situazione è gravissima. Il 29% è una cifra discutibile perché bisogna vedere da dove si ricava il dato. Se si ricava dalle liste degli uffici di collocamento la cifra potrebbe essere assai maggiore perché si basa sugli iscritti.

Il secondo è il lavoro precario che presuppone momenti di non lavoro. Perché io posso lavorare per tre mesi e starmene a casa altri due per poi riprendere per un altro mese e così via.
Questi momenti di non lavoro andrebbero tutelati con ammortizzatori sociali quindi con un salario di precarietà che non dovrebbe andare sotto una certa soglia.
Inoltre il lavoro precario dovrebbe essere pagato più del normale - ed assai di più del normale in assenza di ammortizzatori sociali.
In Italia si è dato il via al precariato alla metà degli anni '90 senza dotarsi di opportuni e sufficienti ammortizzatori sociali, contrariamente agli altri paesi dove il precariato viene usato come forma lavoro.

Il terzo è che i privati - non ancora lo stato per fortuna - cercano in maggioranza persone dai 27/28 anni ai 43/45 anni.
Prima e dopo non prendono nessuno. Provate a mandare i vostri CV: non vi rispondono neanche.
Risultato, scarsa mobilità ed un lavoro - spesso precario - che dura circa 15/18 anni.
I privati ad un lavoratore dai 50 anni in su offrono scivoli su scivoli per andar via dal processo produttivo.
Questo porta alla disoccupazione relativa ai 50enni: una disoccupazione terribile e spesso poco analizzata.

La disoccupazione, il precariato e gli scarsi anni di lavoro effettivo (dicevamo 15-18 max) si ripercuotono sul lavoratore occupato.
L'aumento forsennato dell'età pensionabile è il risultato più eclatante. Certo che il lavoratore occupato deve lavorare tanti anni di più!!! Se no, come farebbe lo Stato ad avere i soldi necessari per le pensioni future e per le gestioni INPS?
Disoccupazione, precariato e scarsità degli anni di lavoro effettivo aumentano l'età pensionabile. Più aumentano loro più aumenta quella.

Una soluzione potrebbe essere "lavorare meno lavorare tutti" ad un buono stipendio per non far deprimere l'economia!
Anche perché i bassi stipendi deprimono l'economia e fanno fallire i privati aumentando la disoccupazione...

Ueh!, un modo ci sarebbe: che i capitalisti diminuiscano (ma col piffero che lo faranno) il loro profitto dell'1%! Vedremmo migliorare sensibilmente le cose! Del resto non fanno anche loro parte dello Stato?

domenica 30 gennaio 2011

Il sesso come ricatto?

Perché un politico, un uomo che gestisce la cosa pubblica, quindi anche le vite degli altri, dovrebbere avere - a tutti i livelli - una vita morale più irreprensibile delle persone che governa?

Ma chiaramente per mantenere una certa libertà di giudizio e quindi prendere decisioni sulla vita pubblica e nell'interesse generale dello stato e di chi fa lo stato - cioè i cittadini - senza tanti condizionamenti.

Un uomo politico la cui attività potrebbe essere soggetta a ricatti di terzi perchè ha scheletri nell'armadio sarà difficile che la eserciti liberamente. Non può quindi essere un politico - o pretendere di fare il politico - perché la politica è l'arte del fare e del decidere nell'interesse generale e nella massima libertà dai condizionamenti di qualunque tipo.

E' vero che il politico - come dice Fromm - deve mediare fra l'interesse generale e il suo interesse personale - specie in una democrazia rappresentativa - ma proprio per questo deve avere un alto senso etico e dello stato.
Sempre fermo restando che i cittadini dovrebbero dotarsi di strumenti di controllo maggiori, più efficaci e continui nel tempo verso i propri rappresentanti politici, di quanti non ne abbiano ora con il voto.

Come in tutte le cose dovrebbe esserci un giusto mezzo: quando il sesso, il gioco, il tabacco, l'alcool, il mangiare, diventano eccessivi, condizionano pesantemente tutti gli aspetti della vita delle persone.

Potremmo appunto rischiare - per rimanere nella sfera della politica - che a prendere decisioni nell'interesse del paese non sia il politico che è stato eletto con il voto ma la sua congrega di concubine magari con l'arma del ricatto.

Ci sono nazioni che non meritano questo.

Egitto e medio oriente: cosa succede?

Scontri popolari in Egitto con tanto sangue e tanti morti. Come ce ne erano stati prima a Tunisi e ad Algeri.

L'Egitto è una grande nazione africana, la più importante nella storia africana. Ma è retta da una dittatura, appoggiata più o meno velatamente da tutto il mondo occidentale.
Sembra però che il tempo delle dittature nel medio-oriente - e forse in tutto il mondo arabo - stia per finire.

Una classe media sta prendendo coscienza della propria forza: impiegati, proletari, operai, donne, agricoltori, imprenditori e professionisti cercano di liberarsi dalle pastoie di rapporti di produzione economici e modelli culturali che ormai li asfissiano.
Questa classe media è da tantissimi anni che cerca di far sentire il proprio peso nelle società islamiche e le sue rivendicazioni diventano ogni giorno più forti, decise e precise.

Forse una delle ragioni dell'integralismo islamico e del terrorismo ad esso in parte collegato è ed è stata proprio nel cercare di deviare il malcontento che queste classi emergenti avevano ed hanno nei confronti dei gruppi di potere a capo dei paesi arabi, verso una sterile ed inutile contrapposizione al mondo occidentale.

Questo disegno - il vasto disegno dell'integralismo e del terrorismo islamico - potrebbe essere stato messo in campo proprio dai gruppi di potere islamici che comandano nei vari paesi, dalla Libia all'Egitto, da Tunisi a Damasco. Ma si è rivelato fallimentare perché intanto i rapporti economici sono potenti e determinano la vita - e la lotta per la vita - delle persone - e i loro cambiamenti non si possono arrestare! - e poi perché gli occidentali hanno avuto la meglio militarmente sulle nazioni che più avevano dato appoggio - per varie ragioni intrinseche - al terrorismo militare islamico.

I combattenti per la libertà e per la democrazia che stanno lottando in questi giorni nelle strade dei vari paesi arabi sono da ammirare, da difendere, da appoggiare e rappresentano la vera forza delle nazioni arabe: quella che prima o poi le porterà ad una democrazia compiuta.