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sabato 27 agosto 2011

L'Agora telematica, la democrazia diretta per mezzo del computer

Così come nell'Agorà - la piazza - dell'Atene di Pericle chi ne aveva diritto esercitava la democrazia diretta, così anche noi uomini del XXI° secolo possiamo esercitarla nell'Agorà telematica che la tecnologia informatica ed "internettiana" mette a nostra disposizione!

Il problema per l'esercizio della democrazia diretta era come radunare in un luogo fisico, una piazza ad esempio, milioni di persone, come contare il loro voto tramite alzata di mano. Fino a 30 anni fa ciò era impossibile.

Ora no, ora la piazza è telematica!!!

Come si spostano miliardi di soldi in pochi secondi per speculare, così in qualche secondo possiamo votare e conteggiare i voti degli aventi diritto su temi più e meno importanti: abbiamo la piazza telematica, la piazza web, la piazza online ed in rete!!!
Ora possiamo riunire in questa piazza virtuale milioni, miliardi di persone, tutte quelle che hanno diritto al voto e che hanno intenzione di votare!
È un incentivo, inoltre, all'informazione e all'assunzione di responsabilità e competenze di tutti quelli che hanno intenzione di dire la loro sulle cose pubbliche al di là di ogni rappresentanza.

È il sogno della democrazia diretta - desiderato, inseguito e teorizzato da tanti nostri grandi politici e pensatori nel corso di 2.500 anni - che si fa realtà!

The times are changing per dirla alla Bob Dylan!

Cosa serve? Servono pochissimi strumenti: un codice del tipo o-key come quelli della banca online, il proprio codice fiscale o altro codice e, per mantenere segreto il voto, un software che dopo il login di un qualsiasi votante lo nasconda/lo mescoli/qualsiasi altra cosa si voglia (lasciamo i dettagli ai tecnici) per non farlo rilevare dagli interessati a sapere l'identità del votante. Anche un ufficetto apposito, del tipo piccolo ufficio delle poste, in ogni quartiere della città andrebbe bene, una specie di seggio elettorale permanente che costerebbe a noi cittadini, lo Stato, assai poco.

E il gioco è fatto!

Vogliamo aumentare le tasse ai ceti ricchi anziché rivalerci sulle pensioni dei ceti medio-bassi? Chiediamo a tutti gli aventi diritto al voto!
Non decidano solo i 1.000 o i 350 o i 620 parlamentari.
Tramite la telematica possono decidere tutti gli aventi diritto al voto... possiamo decidere noi tutti ed in pochissimi minuti, quasi in tempo reale e con pochissimi costi!

Attenzione, non è la fine della democrazia rappresentativa! È solo l'inizio della convivenza fra questa e la democrazia diretta dove il piatto della bilancia con l'andar del tempo penderà maggiormente verso quest'ultima. È l'avverarsi dei sogni di Pericle, dei Keynes, dei Wilson, Roosevelt, dei Berlinguer, dei Moro, dei Mitterand, dei veri democratici, insomma...

Elementi della democrazia rappresentativa servono! Ad esempio per stabilire l'agenda, od in seguito semplicemente per organizzarla. Servono il governo della cosa pubblica, i meccanismi istituzionali e legislativi, la gestione della pubblica amministrazione, ma il voto non deve per forza essere rappresentativo. Deve invece, poiché ve ne sono - ora! - le condizioni e le possibilità, essere diretto e partecipativo. E consapevole, oltre ad essere volontario e competente!

Le strade per arrivare alla democrazia diretta possono essere, anzi saranno assolutamente poco lineari e non conseguenti, varieranno da paese a paese e da popolo a popolo, come tutti i processi storici ma di fatto ora, in questo momento, la cosa è assolutamente realizzabile ed il processo sta già partendo!

Gli elettori inizialmente potrebbero essere chiamati a votare su questioni importanti e piano piano, acquisendo consapevolezza e conoscenza unita alla padronanza e alla competenza dei temi e dei mezzi, essere chiamati ad esprimere pareri su argomenti più delicati e complessi, un po' come fa la CGIL quando mette a referendum da parte dei suoi iscritti gli accordi contrattati con gli industriali!

Un partito dovrebbe porsi questo obietttivo nel suo programma, perché è fattibile ed assai democratico e può rappresentare un importante passo, non l'unico, verso la vera Democrazia.

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