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giovedì 10 ottobre 2013

Vajont

Tanto si parla del Vajont in questi giorni. Ma una cosa rimane tabù: come la morte colse la povera gente sotto la diga. Ne ha parlato Paolini nella sua grande opera sul Vajont. Quell'acqua che, come una bomba atomica biologica, spingendo con forza disumana l'aria davanti a sé, colonna alta 230 metri, tzunami mille volte più potente del più potente tsunami, la fa capace di strapparti e polverizzarti la pelle, le ossa, lo scheletro, le mucose, le vene, gli organi, il sangue, dissolvendoti, squarciandoti, cancellandoti, disperdendoti, non facendoti neanche ritornare polvere ma molecolarizzando tutti coloro che incontra sul suo forsennato cammino. Prima muori d'aria e dopo anche d'acqua. Questa fu la morte nella valle sotto la diga del Vajont; ma questa morte non te la dicono perché potrebbe generare una rabbia senza fine di cui i potenti hanno il terrore. Io avevo sette anni allora e facevo la seconda elementare. Da pochi giorni era iniziata la scuola ed uno dei bambini che avevo conosciuto in quell'inizio di scuola, simpatico e taciturno, Bordot faceva di cognome, ed era di lì, il giorno dopo la tragedia, che ricordo ci colpì tutti, sparì dalla scuola per qualche tempo: aveva parenti lì... non ricordo se poi tornò... forse si, ma simpatico e taciturno com'era, come tanta gente di montagna, si tenne tutto per sé...

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